
Mi sto perdendo dentro questo libro: il castello dei destini incrociati di Italo Calvino.
Per chi ama la narrazione nella sua forma più pura e semplice non può non immergersi in queste pagine di racconti incrociati a immagini e destini.
Sto pensando leggendolo, che Calvino non si allontana molto dal concetto di picture book…le immagini dei tarocchi sono parte del libro senza le quali l’intreccio della storia si impoverirebbe.
E a un certo punto del libro ce lo spiega anche, nella sua classica e unica modalità metaletteraria di scrivere:
“La comunicativa del narratore era scarsa, forse perché il suo ingegno era più portato al rigore dell’astrazione che all’evidenza delle immagini. Insomma, alcuni di noi si distraevano o si soffermavano su certi accostamenti di carte e non riuscivano più ad andare avanti.”

Quante volte ci perdiamo in un albo illustrato facendoci distrarre dalle immagini o viceversa. A volte la storia ci porta altrove in un viaggio tutto nostro che niente ha a che vedere con la comunicazione visiva che l’autore ci vuole dare.
La letteratura alla fine è sempre collegata al mondo visuale…e Italo Calvino è un maestro nell’insegnarci a usare la fantasia per costruire le nostre Case sull’Albo.
“-Hai paura che le nostre anime caschino nelle mani del Diavolo?- avrebbero chiesto quelli della Città.
-No: che non abbiate anima da dargli.”
Senza fantasia e senza letteratura sarà quella la fine che faremo…senza anima, sia se volessimo tenerla stretta a noi, sia se decidessimo di venderla come l’Alchimista nella Città dell’Oro.
