Narrare l’infanzia

Per ogni compleanno dei miei figli regalo loro un albo illustrato, come ricordo, come simbolo del nostro legame. E’ una tradizione, non importa l’età, loro se lo aspettano sempre. Per sceglierlo sono stata in diverse librerie ed era da tempo che non trovavo un momento per sfogliare le nuove pubblicazioni per l’infanzia e ho notato una scelta editoriale che mi ha lasciato perplessa: la maggior parte degli albi illustrati non aveva una narrazione, i libri esposti erano un insieme di frasi motivazionali per i bambini accompagnate da immagini magari anche belle, ma fini a stesse, sterili, senza un filo logico tra le pagine. Ne ho contati almeno dieci: c’è l’orsetto che deve imparare a stare da solo (addirittura lo dice nel titolo), per “pensare ai propri pensieri”, c’è un topo che deve affrontare l’ignoto che potrebbe essere “spaventoso” ma non c’è assolutamente niente che spieghi a livello narrativo cosa potrebbe essere l’ignoto per un bambino; poi passiamo al libro con frasi ad effetto messe lì con quattro animali che giocano  “E’ proprio così: la tua vita è meravigliosa. Il dono più grande di tutti. Sei nato per sorprenderti. Per ammirare la bellezza di questo mondo e provare la gioia di esser vivo”. Poi non poteva mancare la banalizzazione delle emozioni, “non puoi essere felice tutto il tempo. Le tue emozioni potranno sembrare troppo grandi, incontrollabili, ma puoi sempre trovare la strada del ritorno”, e anche qui immagini senza senso di una bambina che fa cose con un essere astratto; immancabile il libro che cavalca la moda del momento, la natura, la terra, il mondo, “Ogni conquista è un miracolo, e tu sei la star del spettacolo!”.  Infine ho perso il conto dei libri scritti da psicologi dell’infanzia che si improvvisano scrittori con frasi melense sull’amore tra genitori e figli, legami con fili ecc. ecc.

Potrei sembrare cinica e potrebbe anche essere che questi libri siano utili a quei genitori che non trovano le parole giuste per comunicare con i figli ma questo è un corto circuito: questi temi così importanti vengono trattati dagli albi illustrati di qualità da sempre, ma senza dare al bambino la riflessione e la soluzione già scritta. Scrivere nero su bianco concetti così astratti senza un filo narrativo  toglie la possibilità all’infanzia di riflettere, vivere sulla propria pelle e DEDURRE in autonomia che la vita è sicuramente meravigliosa ma esistono ostacoli, momenti no, frustrazioni che vanno interpretate attraverso fatti reali in cui i lettori (anche piccolissimi) possano riconoscersi per interpretare di conseguenza il loro vissuto.

Qualche esempio: Max nel “Pese dei mostri selvaggi” di Sendak si arrabbia e con un sogno-viaggio avventuroso scopre infine che senza la sua cameretta e la cena calda della mamma potrebbe sentirsi molto più solo che arrabbiato; il bambino di “Un grande giorno di niente” della Alemagna scopre cos’è la solitudine passando da fango, pioggia, insetti e meraviglia per approdare più consapevole e aperto al dialogo di fronte a una tazza calda con la sua mamma; “Il leone e l’uccellino” di Marianne Dubuc narra il dolore di un distacco, triste ma necessario, con delicatezza e tanta bellezza sia nelle parole che nelle immagini; i libri di Sam Usher raccontano la gioia e la felicità dello stare insieme come qualcosa di prezioso, con la pioggia, la tempesta, la neve, il sole…come a ricordarci che ogni momento è giusto per sentirsi vivi e condividere momenti insieme, usando l’immaginazione e una fantasia intelligente e per niente banale.

Potrei ancora andare avanti…ma mi soffermo su un libro che davvero narra la realtà senza fronzoli e da cui sono nate conversazioni profonde con i bambini: Primavera Estate Autunno Inverno, Pittau & Gervais, Topipittori 2024.

Partendo da un ramo di ciliegio, una fragola, un seme i bambini mi hanno raccontato la loro quotidianità, un ricordo felice o un pensiero anche triste perché magari quel fiore, quel frutto o quell’animale gli fa pensare alla loro terra natale lontana o a una persona che non c’è più.

Perché è un libro speciale? Perché la magia del girare pagina è visibile negli occhi di chi guarda…l’attesa nell’alzare le alette per invogliare i lettori a immaginare cosa potrebbe esserci sotto aiuta la fantasia e poi non c’è niente di più importante per un bambino che la sua REALTÀ, la sua QUOTIDIANITÀ, la possibilità di parlare di ciò che conosce e non conosce senza paura di sbagliare.

Mi chiedo perché stiamo tornando indietro nel narrare l’infanzia, perché continuiamo a mancargli di rispetto come negli anni ’50, quando la letteratura per bambini era solo un mezzo per educare e inculcare concetti sul fanciullo buono, bravo e ubbidiente?

Adesso la società vuole una infanzia subito consapevole e performante perché, secondo me, la genitorialità molto fragile di oggi anziché venire sostenuta e aiutata, viene sfruttata e utilizzata nelle scelte editoriali e di marketing. L’utilizzo dei social delle case editrici e le pagine di consigli di lettura di “esperti” di letteratura che non hanno mai letto neanche per sbaglio un libro a un bambino, ha aumentato questo flusso di vendita e le innumerevoli pubblicazioni di scarsa qualità.

Vorrei dire agli editori e agli autori di andare nelle classi e nelle scuole a leggere quei libri ai bambini e alle bambine, sono loro che dovete convincere, non chi vi mette like ai post o chi vi compra i libri perché consigliati da influencer improvvisati o librai inesperti e senza formazione. Capisco l’esigenza di vendita, ma una via di mezzo non si riesce proprio a trovare?

Alla fine il libro per il compleanno di mio figlio l’ho trovato, scavando e scartando: ma quella è un’altra storia, la prossima.

Chiara

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