Liste? No, grazie

Ieri c’è stata la Giornata Internazionale della Terra, oggi la Giornata Internazionale del Libro e del Diritto d’Autore. Ormai non passa settimana senza qualche particolare iniziativa, sicuramente lodevole e utile per riflettere o celebrare qualcuno o qualcosa che di certo lo merita.

In queste occasioni social e blog letterari scoppiano di liste di libri, citazioni, consigli di lettura tutte a tema con la giornata in questione con grande gioia di editori e librai.

Chi mi conosce lo sa, non amo fare liste di libri fini a se stesse e niente da dire su chi lo fa perché sicuramente è utile per chi è appassionato di certi temi o per chi desidera fare un regalo in certe occasioni (festa del papà, San Valentino ecc. ecc.)

Ieri per esempio ho trovato una quantità di albi e libri uno più bello dell’altro sul tema della salvaguardia della TERRA, da sfogliare con i nostri bambini, da leggere con i più grandi per spiegare perché esiste una giornata dedicata al nostro pianeta.

Ma alla base di tutto questo per me c’è molto altro che difficilmente vedo celebrare e cioè la consapevolezza che noi siamo inseriti in un sistema molto molto molto più grande rispetto al nostro pezzettino di mondo a cui siamo abituati e a quella giornata che per un anno poi verrà dimenticata.

Una volta su Instagram ho letto alcuni commenti a un post di un profilo “letterario” molto seguito dove si discuteva in modo a dir poco superficiale della culture orientali mettendole tutte nello stesso piatto, parlandone con sufficienza, come fossero inferiori a noi ma alla fine dai…un bel libro sul Giappone perché no…       

Non voglio insegnare niente a nessuno, ognuno è libero di continuare a vedere Giappone, India, Cina con la stessa stereotipia culturale, come se gli italiani i norvegesi e tedeschi avessero lo stesso modo di vivere solo perché tutti europei.

Ma io parto dal presupposto che non esiste un NOI e VOI perché dall’altra parte del mondo per altre persone quel VOI che sento usare potremmo essere io e i miei figli.

Il meraviglioso albo di Mem Fox e Helen Oxembury ce lo spiega bene:

C’era una volta un bambino nato molto lontano. E poi ce n’era un altro, nato molto vicino ed entrambi si sa come tutti i bambini, hanno dieci dita alle mani e dieci dita ai piedini

Vicino e lontano sono solo prospettive ed è quello che la narrazione può dare ai nostri bambini: futuri lettori con una profondità di sguardo e percezione della realtà che, a parer mio, deve andare ben oltre qualsiasi lista.

2 commenti

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