La rete di Vera

Acchiappasguardi, Marina Nunez, Avi Ofer. Editore Kalandraka

Avete mai pensato a tutto quello che fa un bambino per acchiappare il nostro sguardo? A quanti segnali ci manda, diretti o indiretti, urlati o silenziosi.  Io sono la prima a sbagliare, la testa china sul cellulare o troppo spesso impegnata a fare altro. 

Questo anno è stato sospeso per tutti ma io in più ho dovuto gestire l’assenza improvvisa dei miei piccoli Acchiappasguardi ritrovandomi proiettata nello stesso mondo adulto da cui ero scappata. La realtà dei grandi fatta da distrazioni, computer, riunioni, cuffie, tablet e post sui social. Mi sono messa nei panni di Vera, quando il narratore di questo albo dice:  

“Incontra molta gente, ma…sguardi?!…non ne incrocia nessuno.”

Acchiappasguardi, Marina Nunez, Avi Ofer. Editore Kalandraka

Ben consapevole di questo ho deciso, in questo anno così incerto, di dedicare il mio sguardo a chi, più di chiunque altro, aveva bisogno  di certezze. Le protagoniste della mia storia di oggi non avevano bisogno di me, di Chiara; bensì di una persona, un adulto, che dedicasse loro uno sguardo esclusivo.  

“Ma…lei cosa può fare  per ritrovare gli sguardi perduti?”

Ho deciso di seguire l’idea geniale che Vera ha avuto con la sua nonna e allora ho passato tutte le settimane degli ultimi 4 mesi a guardare negli occhi due bambine che necessitavano di una attenzione semplice, senza giudizio e pregiudizio.

E’ successo che la rete di Vera mi ha completamente presa, ci sono finita dentro totalmente e mi sono chiesta perché facciamo così fatica a farci prendere dallo sguardo dell’altro, anche quello delle persone più vicine a noi.

Per motivi di privacy non racconterò dettagli delle bambine che ho seguito nel progetto Save the Children per l’Educazione ma ci tengo a raccontare quello che mi ha trasmesso questa esperienza.

Probabilmente mi ha cambiato la vita, lo scoprirò tra qualche tempo ma le sensazioni che ho provato in quelle ore avevano un sapore nuovo,  diverso dal solito. Forse il volontariato fa questo, ti fa sentire pienamente dentro una situazione e consapevole che in quel momento solo lì devi essere, e solo lì puoi stare bene.

Impossibile poi trovare le parole per descrivere quello che le bambine mi hanno dato, la loro totale fiducia in me, incondizionata, e il timore iniziale trasformato in allegria, e i sorrisi, prima timidi poi aperti e solari. E le parole, le confidenze, i loro racconti unici sulla loro cultura di appartenenza che nessun libro o viaggio poteva darmi.

In uno degli eventi organizzati da STC hanno detto che nella vita si può scegliere come affrontare le situazioni difficili, passivamente o attivamente. Io ho scelto di fare parte di un progetto che mi ha aiutato a scoprire che posso essere qualcosa di diverso dall’idea che la società vuole avere di me. Io ho guardato negli occhi quelle famiglie e sapevamo bene cosa c’è là fuori, oltre il nostro sguardo. E abbiamo deciso insieme di ignorarlo e siamo stati bene, felici, dentro la rete di Vera.

E lì dentro continueremo a rimanere perché quello che abbiamo vissuto resterà, per me e per le bambine, sempre.

E, in quel momento, accade ciò che desiderava da tanto tempo…la cosa di cui aveva più bisogno.

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