Le carote dell’orto

Tra le tante motivazioni che rendono importante, utile e indispensabile leggere a voce alta ce n’è una che più delle altre amo sottolineare quando diffondo questa meravigliosa pratica: l’esperienza vicaria. Quando leggiamo a voce alta la relazione tra narrazione e lettore-uditore si completa nel momento in cui chi ascolta attua un processo di esperienza vicaria sul testo. Cioè quello che nella vita, quotidianità e abitudine rappresenta quell’azione, quel luogo, quel sentimento in ognuno di noi. Questo continuo dialogo tra narrazione e esperienza personale va ad agire sull’identità del bambino, lo abitua a riflettere su se stesso, a fare collegamenti con la sua vita e attivare quindi le stesse aree del cervello che si attiverebbero se quell’azione la stesse compiendo lui o lei.

Se per esempio in una storia si parla e si vede la cameretta di un personaggio, il bambino e la bambina saranno predisposti a fare dei paragoni con la loro cameretta: queste non sono metafore, questa è l’esperienza vicaria. Siamo fatti di storie significa proprio questo. Abbiamo bisogno di storie perché attraverso di esse scopriamo chi siamo, chi vogliamo essere o come vorremmo essere.

La piccola Berta Hansson cresce in una fattoria nel nord della Svezia, è brava a disegnare e per farlo parte dalla sua esperienza, da quello che conosce meglio: dipinge uccellini, alberi, mucche e tutto quello che vedeva dalla collina della sua infanzia.

“Lontana da obblighi  e preoccupazioni, me ne stavo nascosta nel mio rifiugio… E il mondo doveva arrangiarsi senza di me.”

Quando il maestro di Berta chiede di colorare una carota già perfettamente disegnata Berta gli dice che nel suo orto le carote non sono affatto così….

“Maestro!” alza la mano. “Le nostre carote non sono così. Posso disegnarne una di casa mia?”

Berta non può studiare alla scuola di arte, alle donne non era permesso quel tipo di futuro, diventerà però maestra di scuola primaria e il soggetto preferito dei suoi dipinti di quel periodo diventeranno le infinite sfumature dei volti dei bambini della sua classe. Ancora una volta Berta attingerà dalla sua esperienza, dal suo vissuto reale e non immaginario.

Pensate se la piccola Berta avesse rinunciato a trasformare il suo destino già deciso dalla società senza lottare. Se avesse deciso che la sua vita reale non poteva trasformarsi in altro.

“L’uccellino che è in me spiega le ali e vola dove vuole” scrive sul suo diario.

Pensate a quanta esperienza potranno trarre i nostri bambini attraverso le storie, le immagini, la narrazione, la voce di chi legge.

Le ali di Berta è un albo illustrato edito da Orecchio Acerbo, Sara Lundberg narra la storia vera di Berta Hansson: coraggio e determinazione in pagine meravigliosamente illustrate e narrate. Dipingendo gli uccellini che vedeva dal grande pino della sua collina in Svezia, Berta ha cambiato il suo destino.

Torno di nascosto al grande fosso. L’argilla blu brilla sul fondo. Scavo. La creta prende forma senza che io decida nulla. Da sola. E all’improvviso: un tremito sul palmo. Il cuore di un uccellino che si mette a battere. Ali che cercano di liberarsi. Ho paura di stringerlo troppo, perciò apro le mani… E lui prende il volo!

Le ali di Berta, Sara Lundberg, Orecchio Acerbo

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