Virginia e Beatrix

Nel 1866 oggi nasceva Beatrix Potter, autrice e illustratrice per bambini che tanto ha lasciato alla letteratura dell’infanzia e leggendo le pagine del saggio di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé” non ho potuto fare a meno di fare delle riflessioni.

Questo saggio ha come tema centrale “le donne e il romanzo” attorno al quale questa grande autrice analizza, come solo lei saprebbe fare, il rapporto che le donne hanno avuto con la scrittura nella storia della letteratura.

Virginia Woolf ha un modo altamente suggestivo e unico di analizzare il legame della vita personale di alcuni autrici con la propria arte narrativa. Cita per esempio la mia amata Jane Austen ed è meraviglioso il modo in cui ci racconta che Orgoglio e Pregiudizio è stato scritto nel salotto di casa Austen, con continue interruzioni che spesso costringevano Jane a fingere di fare altro. Virginia sostiene infatti che il genio di Jane Austen sia stato una parentesi felice in un mondo dominato dall’uomo in cui la donna non poteva diventare scrittrice senza possedere, in partenza, denaro e una stanza tutta per sé.

E ce lo argomenta nel dettaglio parlandoci di Charlotte Bronte che, secondo la Woolf, ha influenzato la sua arte con la rabbia per la sua condizione di donna “costretta ad ammuffire in un presbiterio, rammendando calze, quando avrebbe voluto girare liberamente il mondo.” Virginia ce lo spiega bene riferendosi a Cime Tempestose: “Si potrebbe dire che la donna la quale scrisse queste pagine aveva in sé più genio di quanto ne avesse Jane Austen; ma basterà rileggerle e osservare in esse quel gesto di fastidio, quell’indignazione, per capire che non riuscirà mai a esprimere interamente il suo genio. I suoi libri saranno deformati e contorti. Ella scriverà con rabbia, quando dovrebbe scrivere tranquillamente. Ella scriverà scioccamente, quando dovrebbe scrivere saggiamente. Parlerà di se stessa quando dovrebbe parlare dei suoi personaggi. È in conflitto con il suo destino.”

E cosa c’entrano Virginia Woolf e Beatrix Potter direte voi?

Ho pensato che se Virginia Woolf fosse vissuta nei nostri giorni avrebbe di certo inserito anche Beatrix Potter nelle sue preziose riflessioni ma a quei tempi la letteratura dell’infanzia era considerata ancora meno dei necrologi nei quotidiani: non è un caso infatti che il celebre Peter Coniglio verrà rifiutato da sei case editrici e che fu Beatrix stessa a finanziarlo rendendolo famoso e…molto molto remunerativo.

Prima edizione del 1902

Per questo la teoria di Virginia Woolf è più che mai veritiera analizzando la vita di Beatrix Potter che divenne così ricca, grazie alla sua arte (e a una eredità), da potersi permettere di passare gli ultimi anni della sua vita da donna di affari a gestire terreni e fattorie, continuando a disegnare e scrivere storie non come impiego principale, ma per piacere personale, in una stanza tutta per sé.

Beatrix era una brillante e lungimirante imprenditrice che si distinse per quell’epoca ma alla quale da ragazza venne negata la possibilità di pubblicare le sue tavole scientifiche e i suoi racconti solo perché donna.

Probabilmente in un mondo in cui la letteratura dell’infanzia veniva considerata altrettanto meritevole di attenzioni della letteratura  “classica” e la donna avesse avuto le stesse opportunità di un uomo, Beatrix Potter avrebbe triplicato le sue già numerose tavole e pubblicazioni. E di certo Virginia sarebbe d’accordo con me.

Me le immagino tutte e due percorrere per caso le stesse strade di Londra (hanno 16 anni di differenza) con la testa nelle loro storie, con gli occhi già pieni dei personaggi che presto avrebbero scritto e disegnato sul foglio bianco.  

Beatrix Potter

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