E’ notte, una madre e un figlio al buio, con le teste vicine, raccontano e si raccontano in un modo così profondo e malinconico da trasmetterci tutto il loro vissuto. La storia è autobiografica, forse per questo la profondità delle emozioni che l’autore ci trasmette è così reale.

La relazione tra passato e presente, tra un bambino e i suoi ricordi, tra una madre e l’amore per suo figlio: tutto nei libri di Sydney Smith mette la RELAZIONE al centro: legami e connessioni che ci nutrono e ci permettono di superare realtà complicate o affetti di cui essere semplicemente grati.
Quante volte ci siamo ritrovati così anche noi, con i nostri genitori o con i nostri figli, fratelli, sorelle e persone care in un lettone nel buio della notte, o nella pace di un pomeriggio di estate?

La magia di Sydney Smith è che alla fine di ogni albo ti lascia una sensazione di serena malinconia perché la sua e la nostra tristezza lasciano uno spiraglio di crescita, di speranza, di ammissione.
In questo libro vincitore del premio Andersen 2024 edito da Orecchio Acerbo si viaggia nei ricordi per affrontare la grande novità del presente: il trasferimento in una nuova città dopo un distacco difficile, quello da un genitore.



In questo albo si esplora anche la relazione preziosa con noi stessi, con le nostre sensazioni e sensibilità che ci permette di affrontare il mondo, di gestire la prepotenza degli altri e accettare quello che non possiamo cambiare. COME? Ce lo insegna il protagonista che guardando il soffitto ha un splendida idea:
“FACCIAMO CHE ANCHE QUESTO SIA UN RICORDO? Potremmo dire: “Ti ricordi la prima mattina nella nostra nuova casa? Eravamo solo io e te. Sentivamo il rumore degli autobus. Il profumo della panetteria dall’altra parte della strada. E il sole stava sorgendo sulla città. ERA MAGICO“.


Trasformare l’incertezza in qualcosa che vale comunque la pena rivivere nel futuro è un esercizio di sopravvivenza, un trucco per ribaltare certe giornate difficili che Sydney Smith ci insegna a fare con un semplice: TI RICORDI?
Ci ricorderemo del dolore certo, ma anche della nostra forza e come dice il bambino protagonista:
“E NON ERAVAMO PREOCCUPATI E SPAVENTATI. SAPEVAMO CHE SAREBBE ANDATO TUTTO BENE”.
“SI, ME NE RICORDERO’’”

Buona trasformazione a me e a voi, allenatevi bene.
